Diabete e terapia ormonale per la menopausa Estro-progestinici di sintesi e disturbi pancreatici con iperglicemia
 
Dott.ssa Anna D’Eugenio
Convegno Bioterapia Nutrizionale 2000

ABSTRACT

Scopo
Lo scopo del lavoro è una valutazione circa la convenienza della terapia ormonale sostitutiva a causa dell’iperglicemia indotta che diventa una spina irritativa che agisce sui locus a minore resistenza. Data l’impossibilità di conoscere con certezza i meccanismi metabolici più deboli l’irregolarità glicemica diventa uno dei fattori principali di facilitazione delle malattie.
Materiali e metodi
Anamnesi famigliare e individuale (remota e prossima)
Esami ematochimici e strumentali
Controllo quotidiano delle urine attraverso multireattivi
Terapia: trattamento alimentare
Risultati
Riduzione soggettiva dei sintomi e miglioramento degli esami di laboratorio (particolarmente la glicemia, il colesterolo, le transaminasi, i tempi di coagulazione, il fibrinogeno) e strumentali (MOC).
Conclusioni
In menopausa la terapia alimentare è in grado di fronteggiare i deficit indotti dal cambio di equilibrio ormonale, riducendo soggettivamente i sintomi accusati dalla donna. Una corretta alimentazione riduce i rischi di osteoporosi, come pure quelli da alterata coagulazione, e soprattutto l’irregolarità glicemica che diventa la fonte più probabile di squilibrio metabolico.
Istituire una dieta adeguata significa non soltanto prevenire ma anche correggere senza rischi.


RELAZIONE

Il climaterio rappresenta il periodo della vita in cui si assiste al fisiologico esaurimento della funzione ovarica, la menopausa è il momento della cessazione delle mestruazioni spontanee.
Il tentativo di ridurre i sintomi che quasi sempre li accompagnano hanno portato la ricerca scientifica alla programmazione di una terapia ormonale sostitutiva in grado di rendere la vita della donna in menopausa meno difficile.
I vantaggi di questa terapia sono noti:
1) diminuzione della perdita della massa ossea nelle donne con
osteoporosi post-menopausale
2) migliore trofismo di cute e mucose
3) riduzione dei livelli di colesterolo plasmatico e delle lipoproteine a bassa densità ed aumento della concentrazione delle lipoproteine ad alta densità
4) riduzione dei disturbi di tipo vasomotorio.
Dopo il boom degli anni Settanta, però, il numero delle donne che negli Stati Uniti ricorre a questa terapia è nettamente diminuito, aggirandosi intorno al 20-30%, nonostante la forte campagna a suo favore.
Infatti gli effetti collaterali non sono meno importanti:
1) aumento del rischio di cancro della mammella e dell’endometrio
2) importante rischio trombo-embolico
3) maggiore incidenza di litiasi biliare, colelitiasi, colangiti, per
aumento della saturazione del colesterolo contenuto nella bile
4) aumentato rischio ipertensivo
5) incremento volumetrico di fibromi uterini se presenti.
In questo lavoro si valuteranno i rischi inferiori, quelli meno diretti e quindi meno prevedibili, legati principalmente alle irregolarità glicemiche indotte dalla terapia.
Essa viene attuata o con soli estrogeni o molto più frequentemente con estrogeni e progestinici per evitare il rischio di una iperplasia endometriale indotta dagli estrogeni.
La componente progestinica è la maggiore responsabile degli effetti iperglicemizzanti della terapia ormonale sostitutiva, l’estrogeno ha effetto inferiore. Si assiste ad una progressiva riduzione della tolleranza al glucosio, ad un iperinsulinismo con aumento di resistenza all’insulina e quindi diminuita secrezione dell’insulina stessa. Questi effetti, identici nella donna giovane che assume contraccettivi orali, sono più importanti nella donna in menopausa a causa dell’età aumentata e soprattutto se in eccesso ponderale o se ha già avuto iperglicemia in gravidanza.
E’ interessante notare come il quadro clinico dell’iperglicemia e quello menopausale siano simili:
1) maggiore instabilità dell’umore
2) deconcentrazione e perdita di memoria perché il cervello si nutre di glucosio
3) aumento del rischio cardiovascolare poiché il cuore mal sopporta le oscillazioni glicemiche
4) aumento del rischio ipertensivo
5) cefalea
6) insonnia con risvegli più frequenti alle 4-5 del mattino
7) aumento di peso per rallentamento della funzione tiroidea e
pancreatica
8) aumento dei disturbi vasomotori poiché il picco glicemico è sempre percepito con senso di calore e la caduta glicemica con senso di freddo.
E’ ancora più interessante notare il netto miglioramento dei disturbi menopausali migliorando la regolazione glicemica. Il disturbo che migliora in modo più evidente è quello della vampata di calore. La patogenesi di queste è ancora oscura, per molto tempo si è pensato che le vampate di calore fossero dovute ad alti livelli di gonadotropine, ma l’osservazione della loro assenza nella sindrome di Turner in cui esiste un ipoestrogenismo ipergonadotropo ha smentito questa ipotesi. Inoltre la somministrazione di gonadotropine non dà vampate, al contrario esse si riducono sensibilmente con l’assunzione di estrogeni. Oggi si ritiene che possano essere correlate a modificazioni del livello di amine biogene encefaliche. Con la Bioterapia Nutrizionale si assiste al curioso fenomeno della riduzione parziale di esse aggiungendo alla dieta più alimenti contenenti fitoestrogeni, ricalcando quindi il modello farmacologico, e invece ad una riduzione molto più cospicua stabilizzando contemporaneamente la glicemia.
La terapia ormonale si rivolge ad un organismo che sta cambiando di stato, e che a causa di questa nuova direzione energetica comincia a risparmiare. Con la riduzione e la scomparsa della capacità riproduttiva si assiste ad un rallentamento metabolico generalizzato: la tiroide diventa tendenzialmente ipofunzionante, il rene riduce la sua prestazione anche in virtù dell’aumento degli androgeni ovarici e surrenalici, il secreto biliare cambia di consistenza, la coagulabilità ematica aumenta, quindi l’organismo comincia a fare le prove generali dell’invecchiamento.
E’ una falsa illusione quella del prolungamento della fertilità e quindi della giovinezza da sempre e giustamente collegata alle mestruazioni. Se esse fisiologicamente scompaiono significa che questa condizione è la più vantaggiosa per l’organismo, e sottrarre a quest’ultimo la possibilità di adattarsi, come avviene con il climaterio, al cambio di regime di giri, forse non solo non è giusto ma anche poco vantaggioso.
Perché solo le donne vanno in menopausa? Forse perché il costo fisico della riproduzione è troppo elevato. E’ sufficiente pensare alla perdita di tessuto ematico che si ha mensilmente con la mestruazione e che l’organismo deve reintegrare, ma ancor più alla gravidanza e alla fatica in termini di ferro, calcio e nutrienti organici che la donna cede al feto e ancora alla grossa fatica cardiaca e renale sopportata per nove mesi, per non ritenere che questa condizione sia necessariamente monopolio dell’età giovanile.
Se l’equilibrio glicemico rappresenta l’equilibrio base della cellula esso sarà necessariamente il più duttile e quello che risentirà maggiormente dei cambi metabolici. Durante il climaterio l’organismo cambia costantemente l’equilibrio ormonale passando per temporanei iperestrogenismi da riduzione del progesterone (cicli mestruali a 21-23 giorni) a ipoestrogenismi (cicli mestruali assenti per più mesi) al definitivo aumento stabile delle gonadotropine. Queste modificazioni richiedono un costante adattamento della funzione pancreatica di escrezione insulinica. La terapia ormonale sostitutiva si inserisce in questo contesto complicando le cose poiché determina molto più facilmente iperglicemia e nei casi a rischio un diabete stabile. Se è chiaro il comportamento da seguire nei casi di iperglicemia costante e cioè la sospensione della terapia, non è ugualmente ben valutata la condizione a rischio della donna che presenta soltanto temporanee registrazioni di livelli glicemici più elevati. In queste, infatti, se viene effettuato un monitoraggio ogni due ore (cosa che non viene mai richiesta in quando non considerata importante) si nota una curva di tipo diabetico. Il problema maggiore è stabilire dove questa anomalia della regolazione dello zucchero andrà a facilitare la comparsa di malattia. Infatti questo avverrà in modo certo in quanto stiamo parlando di un organismo che sta invecchiando e come tale scopre i suoi punti deboli.
Le malattie non si costruiscono nel giro di una notte, una persona non va a letto sana e si alza malata, ma progressivamente e a volte con incredibile costanza sommiamo atteggiamenti e comportamenti che si concluderanno con la manifestazione patologica
Gli organi che avranno più svantaggio da questa condizione sono quelli che hanno subito una maggiore usura; questo può essere cercato attraverso l’anamnesi e le analisi cliniche, comunque quelli cronicamente più deboli sono il rene, il cuore e l’occhio.
Il rene è l’organo che risente maggiormente dell’invecchiamento; in questa situazione in particolare, viene a trovarsi bersagliato dall’aumento degli androgeni che danno ritenzione idrica e dall’iperglicemia conseguente all’assunzione degli ormoni di sintesi. Il risultato più frequente è un aumento della pressione arteriosa.
Il cuore è sollecitato dall’aumento pressorio e dalle oscillazioni dello zucchero che ne riducono la prestazione essendo un muscolo che si contrae in modo ritmico.
La retina è l’altra struttura sensibilissima, come il rene, alla variazioni dello zucchero e della pressione, per cui aumentano le possibilità di patologie emorragiche.
Tutto ciò fa i conti con una alterata coagulabilità ematica, infatti la terapia ormonale sostitutiva determina un aumento (grazie soprattutto agli estrogeni) dei fattori VII – IX – X – X attivato e abbassa la concentrazione di fattori anticoagulanti come l’antitrombina III. L’estradiolo dato per via percutanea, invece, non ha effetto sull’antitrombina III e quindi riduce parzialmente il rischio tromboembolico.
Cosa può fare la Bioterapia Nutrizionale per la donna in menopausa?
Se la paziente intende proseguire con la terapia ormonale sostitutiva è necessario trattarla come un soggetto diabetico, ma non ci sono altri margini per ridurre i rischi insiti nel suo unico e particolare organismo.
In caso contrario la dieta deve tener conto del precario equilibrio metabolico e deve essere modificata nel corso di questi 2-3 anni che intercorrono tra il climaterio e la menopausa definitiva, poiché le esigenze nutrizionali varieranno in virtù delle modificazioni ormonali.
E’ necessario:
1) utilizzare al massimo gli estrogeni residui ed apportarne di nuovi
2) ridurre l’impegno renale
3) ridurre le vampate di calore
4) stimolare la funzione tiroidea
5) mantenere stabile il tasso glicemico
6) permettere un buon tournover del calcio
7) impedire l’ipercolesterolemia
8) mantenere una buona fluidità del sangue
Mentre siamo da sempre abituati a pensare che il farmaco sia in grado di avere più effetti contemporaneamente, questo stesso potere non viene attribuito all’alimento, che, al contrario, è l’unico autorizzato dalla Natura stessa a tenerci in vita.
Si discuteranno due giorni di terapia alimentare per notare come nei singoli alimenti siano associati nutrienti che vanno verso uno stesso destino.

PRIMO GIORNO
Pranzo: 200 g di alici infarinate e fritte, insalata verde, ¼ di ananas, pane
Cena: 70 g riso bollito condito soltanto con due cucchiai di Parmigiano reggiano, 150 g di cavolo cappuccio crudo, 150 g di fragole, pane

Le alici, come tutto il pesce azzurro, sono ricchissime di calcio e acidi grassi omega 3 e come tali hanno azione ipocolesterolemizzante, non determinano fatica renale, hanno azione anti-osteoporotica. Vengono proposte fritte in quanto lo stimolo epatico permette una maggiore utilizzazione degli estrogeni residui, che, a questo livello vengono metabolizzati.
L’insalata offre un quantitativo importante di acqua e sali minerali necessari ad un organismo che spesso sta aumentando di peso ma che tende ad impoverirsi.
L’ananas è un frutto molto zuccherino e come tale rende velocemente biodisponibili zuccheri per la funzione epatica, inoltre è un potente fluidificante del sangue, un antinfiammatorio e un diuretico.
Il riso è un cereale pressoché privo di glutine e come tale agevola la funzione renale, il suo amido è facilmente scisso in glucosio e quindi offre un sostegno alla funzione epatica. La mancanza di grassi rende questi zuccheri molto più facilmente biodisponibili, e l’associazione con il parmigiano consente una buona diuresi per l’equilibrio che si genera tra l’eccedenza di potassio del riso e di calcio e sodio del formaggio.
Il cavolo cappuccio è un vegetale ricco in calcio e vitamina E, oltre che in principi antitumorali, e permette un introito ulteriore di calcio legato ad un potentissimo antiossidante.
Le fragole sono fluidificanti, contengono una grossa quota di ferro che faciliterà il trasporto del calcio e degli altri micronutrienti, e contiene anch’esso antiossidanti.

SECONDO GIORNO
Pranzo: 160 g di petto di pollo alla salvia, sedano rapa e carciofi crudi, 1 pompelmo, pane
Cena: 2 patate lesse, sautè di vongole, 2 pesche, pane

Il petto di pollo è scelto in quanto carne bianca e quindi poco ricca di purine per evitare un maggior carico renale, inoltre in quanto ricco di colesterolo e di estrogeni (sia naturali sia somministrati nell’allevamento). Viene proposto cotto con la salvia che è una pianta che contiene molti fitoestrogeni.
Il sedano rapa è molto ricco di iodio e quindi in grado di stimolare il metabolismo e di attivare il sistema nervoso. Il carciofo crudo è ricco di cinarina, un alcaloide con funzione drenante sul fegato e potentemente ipocolesterolemizzante. L’associazione, inoltre, è lassativa per la presenza di importanti quantitativi di cellulosa e permette di risolvere la stipsi di cui la donna in menopausa soffre spesso.
Il pompelmo è ricco di sali ma soprattutto di vitamina C e acido citrico ed è stato scelto in questa soluzione nutrizionale come attivatore intracellulare del ciclo di Krebs.
Le patate lesse sono amidi facilmente scindibili in catene più semplici di zucchero e quindi forniscono energia di facile utilizzo, inoltre sono diuretiche, e poiché sono ricche in potassio facilitano il miorilassamento e l’induzione del sonno.
Le vongole sono ricche in calcio, silicio, fosforo, e permettono un apporto di calcio di qualità diversa da quella del formaggio. A parità di quantitativi in mg di calcio quello delle vongole viene ceduto da tanti organismi, mentre quello del formaggio rappresenta un insieme; per l’assorbimento di una sostanza è molto importante la presenza dei cofattori che saranno di numero superiore se si assumono più organismi viventi. Alla vongola il calcio serviva anche per la costruzione e la manutenzione della valva, quindi i meccanismi in essa preposti all’assorbimento del calcio saranno molto sviluppati, e la donna ne trarrà grande vantaggio per il mantenimento del suo scheletro. Il formaggio, invece, benché straordinariamente ricco di calcio, non esiste in natura, è una costruzione dell’uomo e come tale non porta in sé i fattori che ne facilitano l’utilizzazione. Ma lo stesso limite lo rende un alimento molto meno difficile da scomporre a livello digestivo e come tale è una fonte energetica più importante, meno conveniente per la donna in menopausa, molto di più per il bambino. La vongola, inoltre, contrariamente al formaggio stimola il metabolismo, per lo iodio in essa contenuto, e quindi permette una maggiore velocità di circolo, mentre il formaggio rallenta la funzione tiroidea, aumenta la coagulabilità ematica, e facilita l’apposizione di placche nelle arterie.
Che utilizzo fare del grande patrimonio assunto con il sautè di vongole si decide scegliendo gli altri costituenti del pasto. Con le patate si è già cercato di frenare una possibile eccitabilità generata dalle vongole, con le pesche si aggiunge un drenante epatico e quindi diventa inferiore l’indirizzo verso un assorbimento massimo del calcio che si sarebbe avuto aggiungendo un kiwi (per l’eccesso di vit. C), o mezza papaia (per la presenza di fitoestrogeni).
In conclusione la menopausa è un evento fisiologico e come tale va affrontato.
Le terapie ormonali sostitutive, benché efficaci, offrono rischi superiori ai vantaggi, soprattutto se si considera l’organismo umano come un insieme in evoluzione e che, prima nel climaterio, e poi nella menopausa, si trova ad affrontare un periodo di cambiamento di cui ha bisogno per trovare nuovi equilibri. L’iperglicemia che sempre si accompagna alla terapia sostitutiva nuoce in modo diverso a seconda dei punti deboli del singolo organismo, punti deboli che sono intuibili, ma non sempre registrabili. Poiché l’equilibrio glicemico rappresenta la regolazione cellulare più sottile, può diventare un importante fattore di rischio per la costruzione delle malattie.
La Bioterapia Nutrizionale, con il monitoraggio attento dei fattori di rischio e dell’andamento metabolico attuale del corpo, si propone come autentica tutela della salute, poiché è in grado di offrire al singolo individuo una chiave di lettura del proprio corpo e degli strumenti cognitivi per una scelta alimentare accurata.


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