Metodo terapeutico sviluppato dalla
Dottoressa Domenica Arcari Morini

La Bioterapia Nutrizionale®, termine coperto da Copy Right, è un’originale ed innovativa metodica terapeutica che permette, ove non vi siano accertate ed indiscusse situazioni di non ritorno, di ripristinare, con metodi naturali, le normali funzioni fisiologiche di organi ed apparati, utilizzando il potere farmacologico dei singoli alimenti o di complesse associazioni di alimentari che, in sinergia, intervengano nelle più diverse condizioni di squilibrio o disfunzioni organiche.

Ogni tipo di patologia, esclusi i traumi accidentali, trova la sua realizzazione e ragione d’essere in un alterato meccanismo biologico vuoi dismetabolico, vuoi di tipo tossico endogeno o esogeno, se non addirittura iatrogeno, o più semplicemente per deficit funzionale indotto da cattiva conduzione alimentare.

L’alimento è il primo attore di tutti i processi vitali, da esso si traggono tutti gli aminoacidi essenziali, che non siamo in condizione di sintetizzare, le proteine, i sali minerali, le vitamine ed infine tutti gli altri oligoelementi e fattori indispensabili alle complesse reazioni chimiche da cui dipende la vitalità e la vita dell’individuo.

Quando l’alimento sia deficitario, manipolato, non equilibrato rispetto alle esigenze quotidiane, viziato da scorrette abitudini alimentari, o da indisponibilità di scelta, ne deriva che, il complesso meccanismo vitale, si trovi sguarnito di alcuni fattori ed elementi essenziali al proprio funzionamento generando, prima semplici disfunzioni e poi, al costante persistere della condizione di carenza, la malattia.

Il concetto non è poi così peregrino; infatti, in caso di malattia, nella comune pratica sanitaria, si propongono al corpo tutti quei presidi sostitutivi atti a ripristinare la condizione di normalità. Così come avviene, per esempio, quando si ricorre ai farmaci per correggere un’anemia, somministrando prodotti altamente specifici atti a correggere l’alterato valore ematico.
Nella maggior parte dei casi, a meno di situazioni drammaticamente critiche, quegli stessi presidi possono essere ricavati direttamente dagli alimenti, quando l’operatore ne conosca bene i componenti, i limiti, i meccanismi d’azione e le diverse e migliori modalità d’uso.

Inutile sarebbe, ad esempio, somministrare ad un individuo affetto sia da anemia che da patologia renale i tanto famosi spinaci, che pur contenendo 3-5mg% di ferro, sono capaci solo di peggiorare la funzione renale per il contenuto in acido ossalico che può andare da 676 a 1260mg%, potassio(530mg%), purine (72mg%), fosforo(62mg%).
Più utile invece si rivelerà il modesto e meno conosciuto crescione, il cui contenuto in ferro(2-5mg%) sarà più biodisponibile in virtù dell’azione sinergica del contenuto in arsenico, manganese, rame e zinco, e del quale si potrà sfruttare l’azione diuretica, caratteristica dell’alimento, attribuibile allo iodio che contiene in quanto pianta della famiglia delle Crocifere. Chi non fosse in grado di procurarsi il crescione, o addirittura l’ortica, dai simili effetti antianemici, può contare sul ferro(3,3mg%) contenuto nella umilissima, ma preziosissima cicoria, tra l’altro presente quasi tutto l’anno, che, nell’essere un drenante renale, permette di non aggravare la funzione di un organo così importante e delicato, mentre fa utilizzare tutto il ferro attraverso l’azione congiunta del magnesio, manganese e zolfo.
Questo voleva essere solo un semplicissimo esempio.

Bisogna, come potete notare, di ogni alimento considerare non solo il principio attivo, o l’elemento di cui è più ricco, bensì la biodisponibilità dello stesso e il tipo di cofattori che ne permettono l’utilizzazione, tenendo altresì presente la costituzione del soggetto a cui è diretta la terapia.
E non basta; è oltretutto necessario tenere conto delle interreazioni tra i vari alimenti; ed è qui che diventano importanti lo studio e le conoscenze, ad evitare che una scelta associativa impropria vanifichi il programma terapeutico che ci siamo proposti.
Niente professionisti improvvisati, che vantino conoscenze, solo per aver ascoltato un certo numero di lezioni, e si fregino di preparazioni mai portate a termine.

La Bioterapia Nutrizionale® richiede una preparazione della durata di 3 anni, come tutti i programmi specialistici, e un periodo di tirocinio di 12 mesi con tutore, certificato. Questo serve ad evitare di affrontare le patologie con grande disponibilità d’animo ma scarsa conoscenza della materia, soprattutto perché il tipo di paziente che chiede l’intervento risolutore della Bioterapia Nutrizionale è spesso un individuo affetto da patologie complesse, dove la medicina farmacologica ha già fallito. 


La Bioterapia Nutrizionale® è una metodica terapeutica
che utilizza gli alimenti e le loro associazioni
per la prevenzione e la cura delle malattie.

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